anti aging
Claude Monet
Saggio di figura en plein air. Donna con parasole girata verso sinistra (1886)
Parigi, Musée d’Orsay
Se l'essere umano è un capolavoro, perché non usare la metafora dell’Arte, nelle sue diverse forme e sfaccettature, per rimarcarlo? Prendersi cura del proprio corpo e capelli come nel famoso dipinto di E. Degas "Donna che si pettina", dare luminosità alla propria pelle e curarne le impurità ed accostare il pensiero all’opera di Jan Vermeer "Ragazza con l’orecchino di perla", o preservare l'invecchiamento cutaneo dagli agenti atmosferici e dai raggi UV-A come parrebbe fare la “Donna con parasole girata verso sinistra” di C. Monet, sono accostamenti calzanti? La metafora dell’Arte è utilizzata già da qualche tempo nella comunicazione di AVG, ed è stata ulteriormente articolata nel nuovissimo stand allestito in occasione dell’ultima edizione di Cosmoprof/Cosmopack conclusasi pochi giorni or sono.
"Abbiamo imperniato la nostra attività nella proposizione di sostanze funzionali e/o ingredienti di elevata qualità" spiega il Presidente Alessandra Valperti, "ma riteniamo assolutamente indispensabile fornire all’Industria il nostro know-how corredato di creatività e servizi. Attraverso la metafora dell'arte, vogliamo comunicare la nostra attitudine a fornire soluzioni performanti e servizi innovativi. Vogliamo cioè evidenziare la nostra capacità ad individuare le soluzioni di cui i nostri Clienti hanno bisogno per organizzare - prima e meglio - le loro idee formulative".
Claude Monet
Saggio di figura en plein air. Donna con parasole girata verso sinistra (1886)
Parigi, Musée d’Orsay
La modella di questo celebre dipinto impressionista, ritratta in una luminosa giornata all’aperto – in cui il vento gioca col vestito, il cappello e la sciarpa della ragazza, fa ondeggiare il prato e dà vita alle nuvole – è Suzanne Hoschedé, figlia della seconda moglie di Monet, che posò anche per il pendant "Saggio di figura en plein air. Donna con parasole girata verso destra".. Dell’impressionismo c’è tutto in quest’opera: la tecnica fatta di pennellate leggere e dinamiche; lo studio della luce e dei suoi effetti cangianti; la scelta dei colori e di tonalità chiare e splendenti; la riproduzione del soggetto en plein air. Se ci si sofferma proprio sugli effetti della luce, vera passione di Monet e degli impressionisti, si coglie il motivo per cui AVG ha scelto
quest’opera per la funzione Anti Aging: l’esposizione continua della cute alla luce, e soprattutto agli UV-A, può avere effetti negativi che vanno prevenuti con una adeguata protezione (il parasole), anche in quelle occasioni in cui non si è esposti a un sole pieno e diretto (le nuvole in cielo). Infine, nel dipingere en plein air Monet cerca di cogliere l’istante nel lento e inesorabile scorrere del tempo che trasforma le cose, l’unico strumento dell’artista per fermare il passare delle stagioni: dopo più di un secolo la ragazza col parasole è ancora simbolo di freschezza, femminilità, libertà.
Claude Monet
Saggio di figura en plein air.
Donna con parasole girata verso sinistra (1886)
Parigi, Musée d’Orsay
Jan Vermeer
Ragazza con l’orecchino di perla (1665)
L’Aja, Mauritshuis
Pare che il pittore olandese Jan Vermeer fosse un lavoratore lento e meticoloso, attento alla resa particolare dei tessuti ritratti, dei colori e delle forme: eppure il soggetto di questa tela ha una straordinaria immediatezza, che unita alla profonda capacità dell’artista di descrivere i moti dell’animo umano hanno valso al quadro il titolo di “Monna Lisa olandese”. La ragazza, ritratta in posizione di tre quarti, ci mostra un volto chiaro e pulito, animato da uno sguardo liquido e da labbra socchiuse, con un senso di languore esaltato dalla veste gialla, dal turbante azzurro e dalla fascia intonata alla giacca. I morbidi passaggi tonali prendono forza dal contrasto con lo sfondo scuro e uniforme.
Con poche sapienti pennellate Vermeer ha scelto di attribuire la massima importanza al colore bianco, il colore della luce: bianca è la luce riflessa nella grande perla a forma di goccia – simbolo di ricchezza ed esotismo ma anche di purezza –, di bianco luccicano le vive pupille, bianco è il lieve riflesso sulle labbra schiuse. Bianco è anche il colletto, che divide in due la struttura del ritratto. La perla, al centro dell’opera, attribuisce forza e purezza all’incarnato chiaro della ragazza e al suo sguardo. Il bianco e la perla sono insieme il simbolo più forte di purezza e candore, di ritorno all’origine, di lotta contro le impurità e le imperfezioni, di luminosità, gli stessi principi che animano la ricerca di AVG per funzioni sbiancanti.
Jan Vermeer
Ragazza con l’orecchino di perla (1665)
L’Aja, Mauritshuis
Gustav Klimt
Il Bacio (1907-08)
Vienna, Österreichische Galerie Belvedere
Gustav Klimt, maestro indiscusso dell’avanguardia viennese del primo Novecento, aveva una passione profonda per l’arte dei mosaici, in particolare per i capolavori custoditi a Ravenna. Nel celebre Bacio i mosaici dorati sono lo sfondo per una scena ricca di eros e di vitalità: la coppia si staglia in uno spazio irreale che ha la funzione di esaltare il momento dell’estasi. L’uomo china il capo per baciare la amata, che si abbandona, in ginocchio sul prato, all’abbraccio. Il bacio è generatore di vita: ai piedi degli innamorati l’erba fiorisce, si colora di rosso, di blu, di giallo e di varie tonalità del viola; è una natura florida e rigenerata.
Il capo dell’uomo è circondato da una corona di verde edera, mentre la donna è quasi circonfusa da un’aureola fiorita e un’edera d’oro le ricade sulle caviglie. Anche gli abiti dorati dei personaggi si animano, con i rettangoli verticali dell’uomo, neri, bianchi e argentati, che diventano morbidi cerchi concentrici sulla tunica della donna, quasi dei bouquet di fiori stilizzati. AVG ha scelto il Bacio di Klimt per la funzione rigenerante: un’opera ricca di vita e forza rigeneratrice, esaltata dalla festa di colori che anima il prato fiorito.
Gustav Klimt
Il Bacio (1907-08)
Vienna, Österreichische Galerie Belvedere
Sandro Botticelli
Nascita di Venere (1482-1485)
Firenze, Galleria degli Uffizi
Sandro Botticelli dipinse la Venere con la tecnica della tempera magra per esaltare i colori, ancora oggi mirabili, stesi su un supporto di due tele di lino cucite tra loro. L’opera, vera icona del Rinascimento fiorentino, ha un’eleganza e una delicatezza raggiunte grazie a una sapiente armonia compositiva: sulla sinistra Zefiro, abbracciato da una figura femminile, spinge con il suo soffio (un vero “vento di passioni”: è l’amore che muove il mondo) la dea Venere verso le sponde del mare, dove è attesa dalla Primavera che le apre un meraviglioso velo increspato dalla brezza. L’opera è ricca di riferimenti all’acqua, simbolo di vita e di fertilità presente in molte culture – non solo in quella occidentale: basti pensare ai culti indù o al taoismo in Cina.
L’acqua porta la vita nei campi, e quindi cibo per l’uomo; l’acqua dà vita e disseta, idrata, rigenera ogni giorno il nostro corpo. Ma non solo: per molte religioni e filosofie – dalla Grecia alla Polinesia – l’acqua ha un significato di purezza e purificazione, di cura anche estetica del proprio corpo, di fresco rinnovamento. Per questa ricchezza di riferimenti e straordinaria armonia AVG ha scelto di associare le funzioni idratanti al capolavoro di Botticelli, un vero libro aperto sulle tematiche universali della vita, della purezza, dell’amore. La Venere, con la sua bellezza ideale, ci trasmette una serenità che sembra essere di un altro mondo, dove tutto è armonia.
Sandro Botticelli
Nascita di Venere (1482-1485)
Firenze, Galleria degli Uffizi
Henri Matisse
Nudo blu (1952)
Parigi, Centre Pompidou
Henri Matisse dispiega la sua poetica attraverso uno schema cromatico immediato, la figura blu che si staglia netta sullo sfondo bianco, esaltando la femminilità, la grazia e il senso di intimità del soggetto rappresentato. L’opera è una gouache découpée, cioè una carta colorata a tempera, ritagliata, modellata e incollata su un altro foglio di carta: utilizzate in principio come modelli per quadri successivi, le gouaches di Matisse diventano nel tempo vere e proprie opere d’arte autonome. Matisse trae ispirazione dall’arte primitiva africana, che tanto ha influito sui movimenti del Novecento per la capacità di sintetizzare, in poche linee e con forme stilizzate, concetti profondi riguardanti l’uomo e la vita. Il Nudo Blu ha un’immediatezza nelle forme, dal seno accennato con due
semplici linee alle lunghe braccia, fino alle gambe così naturali e avvolgenti, che è molto distante dai nudi accademici, anatomici, ed è invece così umano nella sua figura semplice e naturale, modellata con cura e nonostante la scelta di un colore, il blu, che è solo apparentemente lontano dalla carnalità umana e che invece riporta a visioni celesti di cielo e di mare profondamente radicate nella memoria dell’umanità. Matisse le definì "forme decantate sino all’essenziale". La sua linea sinuosa è l’arabesco della vita, una vita che è percepibile nelle forme morbide del soggetto: AVG le ha volute accostare alla funzione modellane, così come la mano di Matisse ha modellato i suoi inconfondibili nudi, veri capostipiti dell’arte contemporanea.
Henri Matisse
Nudo blu (1952)
Parigi, Centre Pompidou
Edgar Degas
Donna che si pettina (1886)
Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo
Edgar Degas fu sempre profondamente affascinato dal mondo femminile, che egli ritrasse, come in questo caso, anche nelle sue declinazioni più intime e quotidiane. Ma il tema della toilette mattutina, con la giovane ragazza che si pettina i folti capelli dal colore rosso-castano, non deve ingannare per la sua apparente prosaicità: Degas rivisita con il suo stile impressionista, fatto di tratti rapidi, luce e colori, il gesto immutabile – la cura dei capelli – di un tema classico della storia dell’arte, quello della Venere che s’acconcia (o Venere anadiomene), che ha radici nell’antichità greca e romana. Per questo l’artista sceglie di rappresentare una donna che nell’intimità è pura forza femminile, portatrice di vita e madre feconda.
Questa vitalità è evidente nella chioma forte, resistente, voluminosa, aggiustata dal piccolo pettine di legno. Una chioma simbolo di vitalità che AVG ha scelto per rappresentare la funzione sua linea di Ristrutturante capelli, che oggi come allora sono un fondamentale attributo estetico, e non solo – i capelli proteggono il cuoio capelluto dai traumi, dalla luce solare e dalla perdita di calore – , di cui bisogna prendersi cura tutti i giorni.
Edgar Degas
Donna che si pettina (1886)
Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo
AVG S.r.l. ha partecipato con grande successo alle fiere nazionali e internazionali di settore
Lo stand "AVG movin' attitude art" ha concretizzato
la metafora dell'arte come formula, permettendo ai visitatori di
immergersi in un percorso attraverso il quale, i principi
attivi AVG Personal Care, hanno preso la forma di un "dipinto".
L'intervento di un esperto ha armonizzato gli aspetti tecnici con
il concetto d'arte trasformando lo stand in una vera e propria galleria.
AVG S.r.l. era presente:
-18-21 marzo 2011 a Bologna al Cosmoprof 2011
-29-31 marzo 2011 a Milano a In-Cosmetic 2011